Etiopia, l’atto d’accusa di Berhanu Nega: “Abbiamo fallito politicamente come Paese”

di

Ennio Bassi

Data Pubblicazione

Etiopia, l’atto d’accusa di Berhanu Nega: “Abbiamo fallito politicamente come Paese”

Etiopia, l’atto d’accusa di Berhanu Nega: “Abbiamo fallito politicamente come Paese”

Link to Nel discorso con cui ha annunciato le dimissioni dal suo partito, Berhanu Nega lancia un duro j’accuse contro l’assetto politico etiope: economia in crisi, divisioni etniche e religiose istituzionalizzate, classe dirigente incapace di costruire un futuro stabileNel discorso con cui ha annunciato le dimissioni dal suo partito, Berhanu Nega lancia un duro j’accuse contro l’assetto politico etiope: economia in crisi, divisioni etniche e religiose istituzionalizzate, classe dirigente incapace di costruire un futuro stabile

Le parole di Berhanu Nega risuonano come uno dei più duri atti d’accusa emersi negli ultimi anni dall’interno dell’establishment politico etiope. Nel lungo intervento con cui ha annunciato le proprie dimissioni dal partito, il politico ha tracciato un quadro cupo e allarmato della situazione del Paese, denunciando il caos, l’incertezza e la fragilità strutturale di un sistema che, a suo giudizio, non appare più sostenibile.

Nel corso del discorso, Nega ha ammesso senza mezzi termini quello che ha definito un fallimento collettivo: “Abbiamo fallito politicamente come Paese”. Una frase che sintetizza la portata della sua critica e che va oltre la semplice rottura personale o di partito, per trasformarsi in una riflessione più ampia sul destino dell’Etiopia. Secondo Nega, il problema non riguarda soltanto la leadership del momento, ma investe l’intera architettura politica nazionale.

Tra i passaggi più significativi del suo intervento vi è la denuncia della condizione economica del Paese. Nega ha sostenuto che l’Etiopia abbia aggravato la propria situazione rispetto a decenni fa, sottolineando come gran parte della popolazione continui a dipendere da pratiche agricole arretrate per la propria sopravvivenza. Un’immagine che restituisce l’idea di una modernizzazione incompleta, incapace di tradursi in un reale miglioramento delle condizioni di vita.

Ancora più netta la sua critica al modello politico fondato sulle appartenenze identitarie. In un Paese segnato da una forte pluralità etnica e religiosa, Nega ha definito “impensabile” la scelta di istituzionalizzare una politica basata proprio su etnia e religione. A suo avviso, questa impostazione non solo alimenta divisioni profonde, ma rende sempre più difficile immaginare la continuità dell’Etiopia come società funzionante e coesa.

Nel suo discorso emerge anche un attacco al linguaggio e ai metodi della politica contemporanea. Nega invita ad abbandonare la logica del sospetto permanente, delle accuse reciproche e del “o con me o contro di me”, chiedendo invece ascolto, responsabilità e consapevolezza delle conseguenze collettive delle proprie scelte. Il riferimento è a un clima pubblico che, secondo lui, ha progressivamente espulso dalla politica le voci più sagge e competenti, lasciando spazio a toni aggressivi e a leadership incapaci di affrontare la complessità del momento.

Il messaggio finale è quello di un avvertimento. Se il Paese non cambierà rotta, sostiene Nega, il futuro dell’Etiopia rischia di diventare ancora più incerto. La sua presa di posizione, per il tono e per il contenuto, rappresenta una rara ammissione pubblica da parte di un protagonista della politica etiope: l’attuale struttura del potere, così come si è consolidata, mostra segni evidenti di crisi e potrebbe non essere in grado di reggere le trasformazioni in corso. Più che un discorso d’addio, quello di Berhanu Nega appare dunque come un allarme lanciato a un intero Paese.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati